Sono Serena e insegno Yoga Femminile.
L’inverno è una stagione che ci chiede di riposare, di fermarci e di rigenerarci. È l’eterno ciclo di morte e rinascita della natura e della vita. Nel mito ce lo insegnano Persefone e la madre Demetra che, nell’angoscia della separazione dalla figlia, si lascia andare alla disperazione e lascia che la terra muoia, ma con la gioia del ritorno di Persefone dagli inferi, riporta fertilità e vita e ricomincia la primavera.
In natura lo osserviamo ogni anno, in cielo la Luna ci ricorda che ogni ciclo è fatto da luce e buio e la sua fase di luna oscura e luna nuova corrispondono all’inverno lunare.
Questo è l’inverno, solo un tassello dell’eterna ruota della natura, che non vuole metterci i bastoni tra le ruote ma ci invita solo riposarci e gettare le basi di nuovi inizi
Al contrario di quanto si possa pensare, quindi, nonostante la notte del Solstizio d’Inverno sia la più lunga dell’anno, non è l’oscurità la protagonista di questa celebrazione, bensì la luce.
Al tramonto del Solstizio d’Inverno, il Vecchio Sole muore, per questa ragione la notte si prolunga così a lungo. La Grande Madre Terra, sposa del Sole, in quell’oscurità partorisce un nuovo Sole Bambino, che illuminerà e porterà la prossima e feconda primavera.
Secondo la tradizione celtica, ogni azione umana si riflette sulla natura per questo ogni morto gesto è volto ad aiutare e onorare questa rinascita del sole, affinché la luce possa prosperare nell’anno fuori e dentro di noi.
I riti di Yule sono tutti atti, dunque, a stimolare questo processo di rinascita della luce. Ad esempio, durante questa notte era tradizione per le donne attendere nell’oscurità con una candela illuminata, consegnata dagli uomini, con cui veniva acceso poi il focolare. Così avevano inizio i festeggiamenti!
Un’altra tradizione tipica del solstizio era quella dove la famiglia si riuniva intorno al camino e accendeva un grosso ceppo di quercia o di frassino per scacciare gli spiriti malvagi, celati nelle tenebre.
Il ceppo veniva adornato con rametti di altre piante legate insieme da un nastro, ognuno di essi con un significato diverso legato a proprietà magiche e spirituali:
– Agrifoglio per simboleggiare l’anno passato;
– Betulla per la fertilità e celebrare l’anno nuovo;
– Edera perché era la pianta tipica del Solstizio;
– Tasso per indicare la morte del vecchio anno.
Il ceppo di Yule era accesso col tizzone del ceppo dell’anno precedente, accuratamente conservato. Doveva bruciare tutta la notte per poi essere spento mediante un rituale specifico. Lo si seppelliva nella cenere per i restanti 12 giorni di Yule. Infine, il restante tizzone veniva conservato fino al prossimo Solstizio.
Ai giorni nostri non tutti hanno più la fortuna di avere un camino a casa ma questa tradizione è rimasta trasformando il ceppo in un centrotavola o addirittura in un dolce da condividere a tavola con la forma di un tronco di legno adornato da frutta, spezie e rametti di piante simboliche.
Sono Serena e insegno Yoga Femminile.
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